Tumore al seno diagnosi precoce grazie a proteina “spia”

Tumore al seno diagnosi precoce grazie a proteina “spia”

Tumore al seno diagnosi precoce grazie a proteina “spia”: è stata scoperta in Italia ed è utile per individuare il carcinoma mammario triplo negativo (Tnbc). La proteina chiave si chiama Prune-1 ed è espressa in quantità maggiori in circa il 50% delle cellule tumorali dei soggetti affetti da questa forma aggressiva di tumore al seno.

I ricercatori hanno visto che la proteina Prune-1 è correlata alla progressione della malattia e alle metastasi a distanza nei polmoni. Inoltre la proteina è collegata anche alla presenza nel tessuto tumorale di cellule del sistema immunitario, i macrofagi di tipo M2. Questi ultimi sono legati ad un rischio più alto di sviluppare metastasi.

La scoperta è stata fatta dai ricercatori coordinati da Massimo Zollo, genetista del Ceinge e dell’Universita’ Federico II, in collaborazione con l’Istituto Nazionale dei Tumori Ircs Fondazione Pascale. E’ pubblicata sulla rivista iScience.

Geni Prune1 e Wnt1 se iper espressi sono segnale di esiti peggiori della malattia

Lo studio sui topi ha mostrato che quando i geni Prune1 e Wnt1 nella ghiandola mammaria sono iper espressi si generano anche metastasi polmonari oltre al carcinoma mammario, come spiega Veronica Ferrucci, della Federico II e del Ceinge.

Analizzando i database relativi a questo tumore, rileva Fatemeh Asadzadeh della Federico II e del Ceinge, “abbiamo avuto la conferma che quando questi geni sono iper-espressi, si verificano prognosi peggiori”. Perciò ciò che è osservato su modello animale “puo’ essere lo stesso anche nella donna”.

Lo studio ha inoltre identificato nei topi una piccola molecola non tossica, “in grado di inibire la conversione dei macrofagi verso il fenotipo M2 e di ridurre il processo metastatico al polmone” osserva Zollo.

Grazie a questi risultati e’ stato sviluppato un kit che e’ in grado di identificare all’esordio quali tumori del tipo considerato hanno maggiore probabilita’ di sviluppare metastasi nei polmoni o in aree piu’ distanti. Secondo Zollo occorreranno circa 1-2 anni di validazione, per dimostrare “la sua efficacia nella diagnosi clinica”.

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